
Il tema e’ stato affrontato nelle sedi piu’ disparate e con approfondimenti autorevoli e dettagliati, tanto che questo post potrebbe risultare inutile, anche se a mio avviso sposta la riflessione su un altro aspetto della questione.
Chiacchiere da fiera confermano che c’e’ tanta confusione sul termine Graphic Novel, a partire dal comprenderne la traduzione e il suo utilizzo al maschile o al femminile. (La traduzione è quella di romanzo a fumetti, o romanzo grafico, quindi in entrambi i casi si tratta di un maschile, continuero’ quindi a dire Il Graphic Novel, almeno fino a quando non arrivera’ la nota ufficiale dell’Accademia della Crusca a sostenere il contrario).
La discussione sul termine si ferma spesso sul considerare il Romanzo a Fumetti come un genere chiuso a determinate tematiche “adulte” come l’autobiografia, la denuncia sociale o l’analisi della storia recente. Dai contenuti si passa allo stile grafico o al tipo di carta utilizzato per le copertine e da li’ a dire che sono fumetti come tutti gli altri il passo e’ breve.
Il Romanzo a fumetti e’ qualcosa che non c’era nel mercato dei fumetti, sia dal punto di vista commerciale, ma soprattutto dal punto di vista creativo.
Accantoniamo il dibattito sui contenuti e sulla collocazione fisica dei libri sugli scaffali, e fermiamoci a considerare la forma come caratteristica principale del Graphic Novel.
Non mi riferisco alla forma del packaging editoriale, ma alla forma mentis dell’autore.
Proviamo a vederla, per una volta, dalla parte degli autori.
Chi realizza fumetti, siano essi sceneggiatori, disegnatori o autori unici si misura sempre con dei limiti creativi imposti dai formati editoriali. Partendo dalle strip e dalle pagine autoconclusive, passando per i racconti brevi da 4, 6 o 8 pagine, fino agli albi a fumetto.
Per esigenze di stampa, il formato, nel mercato occidentale contemporaneo, e’ dominato dai multipli di 8, basti pensare agli albi americani da 16 o 32 pagine, quelli francesi da 48 o da 56 e quelli bonelliani da 96.
Gli autori nel momento in cui pensano a una storia da pubblicare, hanno l’obbligo di strutturarla in una gabbia rigida data dal formato editoriale che fissa, non solo il numero delle pagine in cui sviluppare la storia, ma anche il numero delle vignette per pagina (a seconda del mercato di riferimento). Il formato editoriale diventa vincolo creativo.
Il primo pensiero di sceneggiatori e autori unici e’ sempre lo spazio a disposizione per raccontare.
Non esiste una storia pensata per un formato (e un mercato) che non rispetti determinati canoni, ed e’ giusto che sia cosi’, perche’ rispettando dei canoni si riesce ad assicurare una leggibilita’ e una filiera produttiva che funzioni. Un albo seriale con lunghezza variabile sarebbe ingestibile a livello commerciale per un editore.
Al momento della creazione molti passaggi della storia vengono ridotti, altri diluiti nella narrazione, tutto si piega al limite del formato, e al suo interno, quando chi scrive e’ davvero bravo, si riesce a trovare una forza e una bellezza quasi insperate. Avere a disposizione uno spazio ben delineato permette di concentrarsi sull’oggetto del proprio scrivere, di essere piu’ coraggiosi quando, per esempio, bisogna tagliare qualche passaggio facendo cambiare carattere a un’intera sequenza narrativa.
L’autore che lavora per un formato gia’ esistente ha davanti un numero dato di fogli numerati e virtualmente gia’ squadrati nei quali creare un mondo, aprire, sviluppare e chiudere una storia seguendo canoni narrativi conosciuti e condivisi da lui e soprattutto dai suoi lettori.
L’idea di chi realizza un Graphic Novel invece e’ leggermente diversa. L’autore e’ seduto davanti a una pila di fogli bianchi, senza indicazioni sul numero massimo di tavole che puo’ utilizzare, ne’ una gabbia fissa di vignette nella quale muoversi. Il momento creativo in questo caso e’ esattamente come quello di uno scrittore di romanzi di narrativa al quale non viene imposto un numero di pagine dall’editore o un numero definito di capitoli ne’, tantomeno, un tema da trattare. E’ l’autore stesso che utilizza la sua sensibilita’ e la sua esperienza per porre i suoi paletti, da solo vincola i suoi spazi.
Muoversi senza regole e’ molto difficile, perche’ se non hai paletti puoi uscire fuori dal seminato, ma, se hai i mezzi, potresti anche fare delle grandi cose, sconfinare e scoprire nuovi territori.






