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Concert de dessins, Angouleme 2012

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Per la seconda volta assisto al Concert de dessins, uno spettacolo nato da un’idea semplice, che regala emozioni sconosciute ai più. Si prendono una manciata di autori, una sceneggiatura semplice ma d’effetto, una formazione di musicisti jazz e li si catapulta su un palco.

Due tavoli per disegnare, sotto l’occhio di telecamere che proiettano su un maxi schermo le gestualità creatrici degli artisti.

Ogni vignetta viene disegnata a più mani, che contemporaneamente e con strumenti diversi compongo la storia passo passo, mentre la musica sottolinea il ritmo narrativo.
Uno spettacolo fantastico, quando lo riproponiamo in Italia?

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Titoli di testa (e di coda) realizzati sul momento.

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Mani che realizzano vignette, contate, nella seconda sono quattro.

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Momento di riassunto indispensabile per seguire la storia.

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Finito lo spettacolo rimango in sala, ci sono le premiazioni. Ma queste ve le faccio raccontare da Rrobe.

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Ristorante giapponese Toyo, Angouleme

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Zero balloon per questo ristorante giapponese. Bastava fare una semplice domanda…

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Ristorante Barbecue Cafè, Angouleme

In una giornata fredda, degna della fama del festival, ci ritroviamo con Paolo e Roberto a cercare un posto dove mangiare una baguette, senza dover sgomitare. Così decidiamo di allontanarci un po’ dal centro e veniamo attratti da un locale che trasuda tradizione di un arancione accecante.

Chiediamo una baguette sandwich prosciutto e formaggio. Ci fanno accomodare fuori, perché dentro è tutto pieno. Mentre la temperatura si abbassa, noi aspettiamo.

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Veniamo a sapere, dopo mezz’ora che hanno finito il pane e che hanno mandato la ragazza dal fornaio.

Ma la lunga attesa viene premiata, la francesina torna con del pane caldo, croccante, appena sfornato. Il burro, il prosciutto e il formaggio completano l’opera.

Nella sua semplicità mi é sembrato il pasto più onesto del nostro viaggio fino ad ora. Merita quattro balloon.

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Cabana cafè, Angouleme

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Un balloon per questo ristorante a ridosso delle mura dell’hotel de la ville di Angouleme.

È un pub ma vorrebbe essere un ristorante. E questo è un male. Luci stroboscopiche e video imbarazzanti, ma dove siamo finiti?

Ottima compagnia durante la cena, con Bob Beerbohm, grande amico di Matteo, una vera icona nel mondo del collezionismo d’oltreoceano e non solo. Ha vissuto la San Francisco durante il movimento underground, quello vero. Grazie a lui abbiamo sfogliato sketch d’annata conditi da numerosi aneddoti lisergici.

Non parlo del cibo? Meglio così.

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(autoritratto, cioccolato su carta)

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Cognac, la cocciniglia e gli olandesi

Non tutte le cantine di Cognac sono nel centro della città come quella del barone Otard, anzi. Gli uffici e le sedi di rappresentanza sono lungo la charente (il fiume che dà il nome alla regione) ma le distillerie sono fuori, nella campagna, per evitare che eventuali esplosioni dovute ai delicati processi di distillazione possano coinvolgere il centro abitato.

Proprio in una di queste bombe aziende ad orologeria abbiamo fatto il nostro giro pomeridiano. La casa vinicola ad agricoltura biologica Breuil de Segonzac dove una signora spagnola, trapiantata nel cognac ci ha spiegato come lei, suo marito e altre cinque persone spremono 53 ettari di vite cresciuta sul pregiatissimo terreno calcareo della zone di gran champagne per farne vino e cognac di ottima qualità.

A dire il vero i procedimenti e le spiegazioni non differiscono molto da quelle di una grande azienda, se non fosse per la scala estremamente ridotta e per l’assenza del Paradiso. Quello che differisce è il piglio deciso della signora, che ci racconta, in due ore piene di parole, molte cose. 20120128-022401.jpg

Interessante la sua personale storia del cognac, credibile, ma qualcosina andrebbe verificata.

Tutto parte da Montpellier.
E dalla cocciniglia di Montpellier.
E dall’università di Montpellier specializzata in medicina.
E dagli arabi che utilizzano la distillazione per ottenere dei medicinali per lo stomaco.

Vista la vicinanza al confine con la Spagna (araba) Montpellier comincia ad adottare la distillazione per ottenere dei medicinali, sono medici non si vergognano ad apprendere da chi ne sa di più, non sono mica fumettari.

Poi entrano in gioco gli olandesi interessati alla cocciniglia (un insetto) da utilizzare come colorante per i tessuti.

È risaputo che Montpellier, oltre ad essere luogo di medici e studiosi è anche luogo ricco di cocciniglia.

Gli olandesi vanno a Montpellier per la cocciniglia e per strada si accorgono della buona qualità dei vini nei dintorni di cognac.

Essendo molto scaltri, e dei grandi bevitori, gli olandesi cominciano a esportare il vino della Francia e per evitare che si rovini durante il viaggio, lo distillano utilizzando gli strumenti dei poveri medici di Montpellier.

Il procedimento è semplice: lo distillano, lo mettono in botti per portarselo a casa e una volta lì lo allungano con l’acqua.

Il ragionamento non fa una piega, ma al momento di aprire le casse si accorgono che c’è qualcosa di strano.

Assaggiano il distillato, che nel frattempo aveva preso gli aromi e gli odori dal legno delle botti, e si accorgono che il liquore non è niente male.

Ecco come nasce il cognac.
Dalla cupidigia di quegli ubriaconi di mercanti olandesi, dalla distillazione degli arabi e dalla generosità delle botti. Il tutto tra il XV e XVII secolo.
Almeno secondo la signora.

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Ristorante Le bistro de Claude

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Il ristorante, proprio al centro di Cognac, ci ospita per il pranzo proprio dietro la cantina Otard e meriterebbe quattro balloon. I piatti sono ottimi e finalmente si capisce cosa c’è dentro. Poche salsette inutili che di solito coprono i sapori e un buon vino bianco della zona ad accompagnare il tutto.

Ma allora perché non dargli quattro o cinque balloon? Perché Claude fa il finto simpatico e ci tratta come i fratellini brutti e sporchi dei Dalton mentre lui si sente Lucky Luke.

La cosa più interessante del locale è il nostro vicino di tavolo (qui sotto una polaroid estemporanea).

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