Non tutte le cantine di Cognac sono nel centro della città come quella del barone Otard, anzi. Gli uffici e le sedi di rappresentanza sono lungo la charente (il fiume che dà il nome alla regione) ma le distillerie sono fuori, nella campagna, per evitare che eventuali esplosioni dovute ai delicati processi di distillazione possano coinvolgere il centro abitato.
Proprio in una di queste bombe aziende ad orologeria abbiamo fatto il nostro giro pomeridiano. La casa vinicola ad agricoltura biologica Breuil de Segonzac dove una signora spagnola, trapiantata nel cognac ci ha spiegato come lei, suo marito e altre cinque persone spremono 53 ettari di vite cresciuta sul pregiatissimo terreno calcareo della zone di gran champagne per farne vino e cognac di ottima qualità.
A dire il vero i procedimenti e le spiegazioni non differiscono molto da quelle di una grande azienda, se non fosse per la scala estremamente ridotta e per l’assenza del Paradiso. Quello che differisce è il piglio deciso della signora, che ci racconta, in due ore piene di parole, molte cose. 
Interessante la sua personale storia del cognac, credibile, ma qualcosina andrebbe verificata.
Tutto parte da Montpellier.
E dalla cocciniglia di Montpellier.
E dall’università di Montpellier specializzata in medicina.
E dagli arabi che utilizzano la distillazione per ottenere dei medicinali per lo stomaco.
Vista la vicinanza al confine con la Spagna (araba) Montpellier comincia ad adottare la distillazione per ottenere dei medicinali, sono medici non si vergognano ad apprendere da chi ne sa di più, non sono mica fumettari.
Poi entrano in gioco gli olandesi interessati alla cocciniglia (un insetto) da utilizzare come colorante per i tessuti.
È risaputo che Montpellier, oltre ad essere luogo di medici e studiosi è anche luogo ricco di cocciniglia.
Gli olandesi vanno a Montpellier per la cocciniglia e per strada si accorgono della buona qualità dei vini nei dintorni di cognac.
Essendo molto scaltri, e dei grandi bevitori, gli olandesi cominciano a esportare il vino della Francia e per evitare che si rovini durante il viaggio, lo distillano utilizzando gli strumenti dei poveri medici di Montpellier.
Il procedimento è semplice: lo distillano, lo mettono in botti per portarselo a casa e una volta lì lo allungano con l’acqua.
Il ragionamento non fa una piega, ma al momento di aprire le casse si accorgono che c’è qualcosa di strano.
Assaggiano il distillato, che nel frattempo aveva preso gli aromi e gli odori dal legno delle botti, e si accorgono che il liquore non è niente male.
Ecco come nasce il cognac.
Dalla cupidigia di quegli ubriaconi di mercanti olandesi, dalla distillazione degli arabi e dalla generosità delle botti. Il tutto tra il XV e XVII secolo.
Almeno secondo la signora.
