I miei libri







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La Notte dei Giocattoli

Dacia Maraini e i giocattoli

Intervista rilasciata da Dacia Maraini a TV2000 nella quale svela tutti i segreti della nostra  collaborazione…

Incontri

La notte dei giocattoli su L’Unita’

Articolo di Luciana Cimino spubblicato su L’Unità di lunedì 16 luglio 2012

la notte dei giocattoli su l'unità

SI CHIAMA «BOOK-THERAPY». CURARE CON I LIBRI. E OGNUNO PER SÉ L’HA SPERIMENTATO QUANTO BENE PUÒ FARE LA LETTURA.

Quanto un libro, letto in una particolare fase della vita, ci abbia condizionato,migliorato, cambiato, persino salvato, a volte. Ora, con metodo, questo piacere viene portato in un luogo delicato come l’ospedale e dedicato appositamente ai bambini degenti. All’interno dell’iniziativa del Policlinico Gemelli di Roma «Il cielo nelle stanze» (che propone, appunto, itinerari di lettura per i pazienti pediatrici e i loro familiari) venerdì scorso è stata una giornata particolare.

A sedere tra i piccoli degenti(molti dei quali, di Oncologia Pediatrica, portavano sul corpo i vistosi segni della battaglia che stavano conducendo assieme ai loro genitori) la grande scrittrice Dacia Maraini, autrice di una bellissima graphic novel disegnata da Daniele «Gud» Bonomo La notte dei giocattoli (edizioni Tunuè).

È il terzo libro per bambini dell’autrice, ma il primo in forma di fumetto. «Nasce da un mio testo teatrale – dice Maraini – ma sono stata felice di trasporlo così, è divertente e poi il mezzo grafico è importante per i bambini». Il testo (una parabola sul valore supremo della democrazia, dell’amicizia e della collaborazione) può essere letto sia dagli adulti che dai piccoli e racconta di una bambina che, lasciata sola una sera, vede i suoi giocattoli prendere vita e partecipa alle loro storie di amore, di guerra e di poesia. Finché non esce dal baule un «Uomo d’affari». Che si rivelerà spietato. E l’unica soluzione sarà la collaborazione e, in qualche modo, la rivoluzione.

«È l’epoca della finanza – spiega Maraini – prima c’era il re, oggi ci sono gli arricchiti della finanza che non pensano ai danni che fanno ma solo a comandare, per questo ho immaginato un “cattivo” così. La mia storia è una denuncia della prepotenza. È una parabola politica, il messaggio è che da solo non ce la fai, solo alleandoti puoi neutralizzare il potere, in questo senso possiamo dire che è rivoluzionaria».

Per le tavole Gud ha utilizzato pastelli ad olio: «volevo tornare alla mia infanzia. Come se avessi 10 anni, per questo ho disegnato personaggi “facili”, volevo i bambini se ne innamorassero e che per loro fosse facili riprodurli». Difatti l’incontro prevede proprio questo: Dacia Maraini seduta fra i piccoli che sono potuti scendere nella hall del Gemelli (per tutti gli altri le cui condizioni non lo consentivano era prevista la trasmissione dell’incontro nelle stanze con un sistema tv a circuito chiuso), Gud in piedi a disegnare man mano i personaggi su una grande lavagna con l’aiuto dei bambini.

Ce ne sono anche un paio piccolissimi, nei passeggini, ma si capisce che a usufruire del raro momento di svago in questo caso sono i giovanissimi genitori. Lo stesso per le degenti anziane, sedute in seconda e terza fila che alla fine della presentazione si precipitano alla libreria interna con la loro vestaglia a comprare il libro «per i nipoti».

DISEGNI E CICATRICI
Il primo bambino a terminare il disegno è M., 10 anni, calabrese, una vistosa cicatrice sulla testa che ricorda a tutti dove il male l’ha colpito e una simpatia da mattatore da palcoscenico. Fa ridere tutta la sala, ma quando Gud gli regala, fra gli applausi, il disegno, nella hall scende una cappa di commozione. Una mamma indiana sul fondo piange e ride rumorosamente.Alla fine ilmarito la porta via per non turbare quel momento di grazia.

A uno a uno i bambini vincono la timidezza e si alzano a disegnare. La scrittrice li coinvolge tutti. C’è S., che ha appena due anni, viene dall’Africa, e disegna in braccio a sua madre. C’è F, che si avvicina timida con il suo cappellino e si intuisce che sotto doveva avere gli splendidi capelli biondi della giovanissima mamma. «È rumena, ha soli 4 anni ha imparato a parlare l’italiano qui in ospedale -, dirà commossa la scrittrice alla fine -.

Sono stata tante volte nelle scuole ma è la prima esperienza in un ospedale, l’impatto con la realtà è stato più forte di quello che mi aspettavo». Concluso l’incontro sarà una delle infermiere che quotidianamente svolgono il preziosissimo lavoro a Oncologia Pediatrica a sintetizzare il senso di quelle due ore: «A. è entrata con il broncio perché è qui da poco ed è ancora terrorizzata, ma è uscita sorridendo.

Voi che state all’esterno non potete capire quanto è importante anche solo mezz’ora così per noi».

Qui il pdf dell’articolo.

Incontri

Book Therapy su Il Fatto Quotidiano

Articolo di Elisabetta Ambrosi pubblicato su Il Fatto Quotidiano di sabato 14 luglio 2012

book therapy ospedale gemelli di roma

Ora farai quello che vogliamo noi, non ci sono soldi che tengano, ti processeremo”. “Quale processo, ho comprato tutti i giudici!”. “Saremo noi i giudici!”.

La notte dei giocattoli, graphic novel scritta da Dacia Maraini e illustrata da Gud, alias Daniele Bonomo, è la storia di un ammutinamento democratico. Quello di Giulia, un’anticonformista bambina di nove anni, e i suoi giocattoli, il soldatino di legno, la bambola Giuppa, Romolo&Remo (un suonatore di flauto con la carica sulla schiena), contro il burattino Uomo d’Affari.

Che non appena fuoriuscito dal baule tenta di dettar legge attraverso denaro, potere e corruzione. “Un libro, attuale, contro la prepotenza. Anche se il personaggio è nato anni fa”, dice sorridendo Dacia Maraini. Sì, perché ieri i giocattoli e la sua padroncina sono andati in scena al policlinico Gemelli di Roma, per una seduta di book therapy.

Con gli autori del libro più i bambini dei reparti, arrivati alla spicciolata con cappellini e flebo. L’incontro fa parte del ciclo Il cielo nelle stanze, in collaborazione con le librerie Arion di Roma (è di Arion la libreria del Policlinico, dal cuore generalista nonostante il folto settore medicina, un luogo che spezza la triste sequenza ospedaliera ingresso-bar-reparti).
PARTITA NEL 2010, l’iniziativa ospita “scrittori e protagonisti del mondo del libro che raccontano il proprio universo creativo agli “a bitanti” del Gemelli”.

Attraverso una intranet a circuito chiuso che diffonde l’incontro in tutti i reparti dell’ospedale (di recente, il policlinico ha ospitato il libro di Paola Natalicchio Il regno di Op, nome del blog dell’autrice, aperto dopo la diagnosi di malattia al figlio, sui bambini del reparto di oncologia pediatrica).

Nato da uno spettacolo teatrale per bambini scritto dalla Maraini, andato in scena per molti anni e recentemente riallestito con la compagnia teatrale Giuseppe Moretti, La notte dei giocattoli è diventato il libro edito da Tunué, per la collana Tipi Tondi (Non amiamo gli spigoli, dice l’editore).

Grazie alla penna – sì, perché lui ha scelto il “mater ico”, niente digitale, il libro è stato disegnato con i pastelli a olio - di Daniele, illustratore dell’agenzia Comics Provider, insegnante, autore di reportage di viaggio e libri (tra cui Heidi mon
Am0ur, La storia di Heidi da grande e la favola ambientalista Gaia Blues).

Gud si è inventato una personalissima book therapy per bambini, quella che ha messo in pratica anche ieri all’ospedale Gemelli. Mentre la Maraini leggeva la favola, lui disegnava su una grande lavagna di carta uno per uno i personaggi, privi però di un dettaglio, occhiali, cappello, capelli etc. Ogni bambino presente era chiamato a completare il grande disegno a modo suo, apporvi la propria firma. E poi portarselo via.

Un modo per popolare “fisicamente” i reparti con queste creature della fantasia. Per nulla sdolcinate, ma indipendenti e creative, visto che piccoli ospedalizzati certo non hanno bisogno di melassa (“Giulia, sono stanca di pregarti!”, dice la mamma della protagonista. “Quando sarai
grande mi pregherai per portarti fuori a cena, e io ti risponderò no, perché sarai troppo vecchia e storta”).

PIÙ CHE UNA disciplina con base scientifica (non esiste, per ora, una teoria), la book therapy nasce da un’intuizione. Che i libri, attraverso storie, immagini e riflessioni, siano vere e proprie infusioni di vita. E che per questo, rompendo la barriera che esiste tra i nostri brutti nosocomi e la bellezza della cultura, debbano invadere gli ospedali. Magari finendo proprio nei carrelli, al posto del cibo spesso deprimente. Come accade negli ospedali Gradenigo, Mauriziano e Molinette di Torino, dove il Circolo per la lettura ha creato il progetto “Volontar i per la lettura”, realizzato grazie al sostegno di Regione e Comune. Anche l’associazione Avo, Associazione volontari ospedalieri, porta progetti di lettura nei reparti di pediatria (e non solo).

Con due obiettivi: primo: divertire, “portar fuori”, letteralmente, dai luoghi di malattia. Secondo, educare alla lettura dei bambini, che proprio come i loro coetanei fuori dagli ospedali,
non leggono più. Come ci spiega il professore Costantino Romagnoli, intervenuto ieri all’evento, “purtroppo in corsia i libri quasi non si vedono più. Solo videogiochi”.

Qui il pdf dell’articolo.

La Notte dei Giocattoli

Intervista sul portale letteratura.rai.it

Qui sotto l’intervista via skype per il portale letteratura.rai.it