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Fumetti francesi, piccoli inconvenienti

Scene di ordinaria vita festivaliera: pubblicare fumetti cartonati non è sempre una cosa positiva. 20120130-142618.jpg

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Dove sta andando il fumetto?

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(quello a destra è Rrobe)

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Ristorante giapponese Toyo, Angouleme

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Zero balloon per questo ristorante giapponese. Bastava fare una semplice domanda…

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Ristorante Barbecue Cafè, Angouleme

In una giornata fredda, degna della fama del festival, ci ritroviamo con Paolo e Roberto a cercare un posto dove mangiare una baguette, senza dover sgomitare. Così decidiamo di allontanarci un po’ dal centro e veniamo attratti da un locale che trasuda tradizione di un arancione accecante.

Chiediamo una baguette sandwich prosciutto e formaggio. Ci fanno accomodare fuori, perché dentro è tutto pieno. Mentre la temperatura si abbassa, noi aspettiamo.

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Veniamo a sapere, dopo mezz’ora che hanno finito il pane e che hanno mandato la ragazza dal fornaio.

Ma la lunga attesa viene premiata, la francesina torna con del pane caldo, croccante, appena sfornato. Il burro, il prosciutto e il formaggio completano l’opera.

Nella sua semplicità mi é sembrato il pasto più onesto del nostro viaggio fino ad ora. Merita quattro balloon.

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Il cognac

La giornata da turisti nella regione del Cognac è stata molto troppo istruttiva.
La mia ignoranza sulla bevanda era abissale, ne ignoravo i processi produttivi, il gusto straordinario, le molte varietà e soprattutto l’alone di romantica poesia che circonda il cognac e l’omonima città: la città dei muri neri.

Nella realtà i muri sarebbero di un bianco accecante se non fossero nascosti dietro uno strato di funghi champignons che nascono e proliferano grazie alle esalazioni provenienti dalle varie fasi della lavorazione del cognac.

La prima visita lezione della giornata la seguiamo alla cantina del Baron Otard dove imparo tre cose:

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1.
Il maître de chais lo devi lasciare fare.
È il mago del cognac, decide lui le querce da tagliare per fare le botti, la zona dove prendere la vite distillata, il terreno da mettere sul pavimento della cantina per assorbire l’umidità, chi prenderà il suo posto alla sua morte, quanto cognac nuovo mettere nelle botti vecchie, quante botti nuove portare in giro per il fiume, quante mogli ubriacare e quali miscugli e intrugli fare per raggiungere il gusto giusto.

Il gusto giusto non lo decide lui, ma si attiene alle linee guida dategli dal suo predecessore, che seguiva quelle del suo predecessore, che seguiva quelle del suo predecessore. Una sorta di linea di successione simile a quella dell’uomo mascherato che va indietro nel tempo fino al fondatore della casa.

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2.
Le botti sono in legno di quercia.
I tarli amano il legno di quercia.
Il legno delle botti non può essere mangiato dai tarli (pena la perdita del gusto del cognac).

Che si fa? DDT? Usiamo le botti d’acciaio?
No. Muniamo ogni singola botte di una listarella di legno di acero. Ai tarli piace la quercia, ma vuoi mettere l’acero? Così si mangiano la listarella e non rompono gli equilibri delle botti.

In più, in tutta la cantina, dove regna l’umidità ci mettiamo una colonia di ragni, ghiottissimi di cognac e di tarli. Il risultato è fantastico, niente tarli e milioni di ragnatele ovunque, anche sulle nostre scarpe mentre la guida ci racconta una montagna di aneddoti.

Sono ragnatele asimmetriche, perché si sa, i ragni del cognac sono un po’ brilli.
Fatela voi una ragnatela geometrica dopo che avete mangiato una famiglia di tarli nata e cresciuta tra i vapori di cognac.

3.
Il cognac ha quattro sapori.
Fiori, noce di cocco, vaniglia e foglie secche.
A seconda della qualità e della zona dalla quale proviene l’uva, avrà una predominante di uno o dell’altro.
Va bevuto gustato a temperatura ambiente e sorseggiato lentamente (segue vignetta esplicativa).

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E questo è quello che ho capito della visita della mattina. Chiaro no?

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